1. Non ho mai amato troppo quelle donne che dipendono dagli uomini. Quelle che non vanno in vacanza con le amiche. Quelle che prima di uscire devono chiedere il permesso. Quelle che “esco con te solo se lui non c’è”. Quelle che hanno passioni e passatempi identiche a quelle di lui perché è più facile. Quelle che rinunciano ai loro sogni e guardano male te che invece non lo hai fatto. Quelle che fingono di essere appagate elencandoti la lista delle attività e degli oggetti che acquistano insieme. Quelle che il matrimonio è l’unica ragione di vita, perché se non ti sposi, dopo 12 anni di relazione, hai qualcosa che non va.
2. Quando sono a tavola e assaporo gli spaghetti che ha preparato “Lui”, io adoro gli spaghetti al tonno o al pomodoro, sono felice. Hanno un un odore, un sapore diverso da quelli di chiunque altro. Sono i suoi e li riconosco. Anche la mia bilancia!
3. Quando gli perdo i calzini sono felice. Sono felice perché adoro la sua espressione di disappunto. Sono felice perché sono consapevole che, in trenta mq, li ritroverò facilmente.
4. Quando legge gli articoli che scrivo per Vogue, capisco che il pezzo gli è piaciuto da come lo fissa sullo schermo. In quel preciso istante la mia insicurezza si perde e si scioglie. Smetto di sentire le voci che mi dicono che posso fare tutto da sola, che non ho bisogno di un revisore perché è infantile. Lo ascolto mentre mi domanda quanti caratteri sono, sono felice.
5. Quando assaggia le poche cose che cucino, che generalmente non hanno sapore e quindi sono poco gustose, sono felice. Io so che lui sa. Sa che non può farci niente perché io non sono una donna di casa. Con il tempo ho capito che non ha mai cercato una che avesse una liason con la cucina. Con il tempo ho capito che stava cercando l’intrattenimento in zona pranzo. Io e l’intrattenimento siamo una cosa sola.
6. Quando borbotta in bagno per la storia dell’armadietto, perché in teoria a inizio convivenza io avevo esclamato “Sì, è tutto tuo”, sono felice. Questa è la mia idea di “tutto tuo”.

7. Quando sono sola e a volte mi perdo nella mia solitudine che ha mura altissime color verde petrolio. Quando scrivere a volte non sembra abbastanza, quando vedere un film in lingua non mi distrae. In quel momento ho paura di essere un po’ come QUELLE CHE e di abbandonare la parte di me che mi fa portare camicie a pois, sandali scomodi, che mi fa prendere treni per colloqui impossibili.
Poi sento il portone in fondo alle scale, la porta si apre, lui sorride. Le mura adesso non sono poi così alte e sono di un corallo aranciato, come uno smalto Chanel di una vecchia collezione estiva.
Valina
Wow…..ma questa è una dichiarazione d’amore *_^
Io sono come te, mi stringe quelle che..ma mi stringe non potergli dire tutto perché non è con me…
Clau, forse ho esagerato… 😛